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UE: stop alle buste di plastica monouso per l’insalata

Una persona che sta facendo la spesa e sta scegliendo tra due ceppi di insalata da comprare.

L’insalata in busta potrebbe essere bandita da tutti i supermercati sul territorio italiano. Questo quello che si evince dalla decisione dell'Unione Europea, che vorrebbe vietare gli imballaggi in plastica monouso per frutta e verdura di peso inferiore a 1,5 chilogrammi, compresi i sacchetti di plastica per l'insalata, i cestini per le fragole e le confezioni di pomodori (e molto altro).

Non si tratta di una legislazione già approvata e pronta a entrare in vigore, ma di una proposta di Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, pubblicata il 30 novembre 2022 dalla Commissione Europea stessa.

La proposta richiederebbe inoltre agli Stati membri di garantire che tutti gli imballaggi alimentari possano essere riciclati entro il 2030.

Le nuove regole si applicherebbero a prodotti come frutta e verdura fresca venduta sfusa o in sacchetti di peso inferiore a 1,5 kg. Non si applicherebbero ai sacchetti di carta o ad altri tipi di imballaggi riutilizzabili come barattoli di vetro o lattine di metallo.

La proposta è stata accolta con qualche critica dall'industria ortofrutticola, che sostiene che porterà a un aumento degli sprechi alimentari. Come dice anche Coldiretti infatti, che è stata tra l’altro la prima associazione ad argomentare riguardo questa decisione, potrebbe avere effetti negativi sulle abitudini di consumo del popolo italiano, ma anche sui bilanci delle aziende ortofrutticole, con tutte le implicazioni del caso.

Ma andiamo più nel dettaglio: citando le parole della Coldiretti stessa, si tratterebbe di “una scelta che apre ad una serie di problemi, dal punto di vista igienico-sanitario, della conservazione e degli sprechi, che potrebbero aumentare, come potrebbero aumentare anche i costi per i consumatori e per i produttori. Basti pensare al tradizionale cestino di fragole o piccoli frutti che soprattutto nelle fasi di trasporto protegge l’integrità del prodotto”. Aggiunge poi: “Si rischia anche un effetto negativo sui consumi dove i prodotti di quarta gamma, dalle insalate in busta alla frutta confezionata, sono ormai entrati profondamente nelle abitudini degli italiani, con il pericolo di ridurne il consumo, già calato dell’8% per la frutta e del 10% per gli ortaggi nel 2022, con un impatto pericoloso sulla salute. Il risultato è che appena il 16,8% degli italiani ha consumato prodotti ortofrutticoli almeno quattro volte al giorno, con una forte diminuzione rispetto al periodo 2015-2018 quando la percentuale era al 20%, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat”.

Inoltre la direttiva impone ulteriori restrizioni, non solo su quanto suddetto, ma anche sulle bottiglie di vino (le cosiddette magnum). Infatti sarebbe richiesto che queste vengano standardizzate e che venga ridotto il loro peso, quindi niente più le iconiche bottiglie usate da alcuni dei grandi classici dei vini invecchiati italiani, dall’Amarone al Barolo. Per concludere il suo discorso, la Coldiretti continua dicendo che “così come strutturato il regolamento andrebbe di fatto a colpire i due settori del Made in Italy più esportati all’estero. Se le vendite di vino sui mercati stranieri hanno sfiorato nel 2022 la quota record di 8 milioni di euro in valore, quelle di ortofrutta hanno raggiunto i 5,7 miliardi, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, ai quali si aggiungono altri 4,8 miliardi di ortofrutta trasformata, quella più esposta ai cambiamenti in fatto di packaging”.

In definitiva, anche se si tratta ancora solo di una proposta non ancora approvata, e anche se in linea di principio essa si riferisce ad un argomento delicato e degno di nota da trattare al più presto, alcuni dei più grandi rappresentanti del settore chiedono che la proposta sia rivista, in modo da non inficiare sulla qualità dei prodotti e non limitare la scelta del consumatore finale.

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